domenica 22 giugno 2008

Capitolazione nella norma

Dopo aver affrontato l’argomento al telefono con un amico, dopo aver riflettuto in solitudine tra le urla dei tifosi imbevuti di patriottismo, stasera voglio dedicare un intervento ad un tema che mai ho trattato specificatamente in questo blog.
La diversità è un concetto relativo. Vorrei iniziare con l’affermare fermamente questo principio. Ogni cosa, per essere diversa, necessita di un altro termine cui rapportarsi. Questa semplice premessa smonta pericolosamente, e decisamente, ogni altra congettura circa le valutazioni di merito che ogni giorno compiamo quando siamo sfidati da tutto ciò che riconosciamo come diverso e che, come tale, giudichiamo. Se c’è un termine che ho sempre odiato è normale, soprattutto quando è usato comunemente in accezione negativa per tutte le realtà che esclude. Una cosa è normale quando rientra nelle fattispecie ritenute NORME. Cosa significa? Significa che la nostra tendenza congenita alla categorizzazione fa sì che noi riconosciamo dei motivi ricorrenti nel comportamento nostro e dei nostri simili ed eleviamo quei comportamenti a vere e proprie fattispecie normative, per cui ogni comportamento che non vi è compreso è ANORMALE. Fin qui, direte, ho scoperto l’acqua calda. Vi informo subito che non ho intenzione di riportarvi i dati di una scoperta esilarante, ma voglio solo fermarmi a riflettere sull’ovvietà che spesso ci sfugge. Immaginiamo ora di imbatterci in un comportamento che il nostro sistema cognitivo non riconosce come normale. La nostra prima reazione dovrebbe essere quella di verificare l’estensione del fenomeno, ovvero capire se quel comportamento sia esempio di una norma alternativa, non importa se più forte o più debole della nostra, o se sia invece figlio di una devianza dalla nostra stessa norma che, rimanendo la più estesa, rimane la più forte. A dispetto di ciò, noi siamo portati a giudicare come inammissibile tale variante, inammissibile perché irriconoscibile come fattispecie possibile del nostro sistema rappresentativo. Ne consegue che quel comportamento per noi è ANORMALE poiché DIVERSO dal nostro, e in ultima istanza, SBAGLIATO. Da questa semplice digressione nasce il binomio GIUSTO/SBAGLIATO, figlio – perché esista – di un sistema di norme riconosciute come giuste e di una devianza o una serie di devianze, più o meno estese, non riconosciute come alternative possibili al nostro modus vivendi. Come possiamo a questo punto descrivere cosa sia il giusto e cosa lo sbagliato? Descriveremo queste due categorie come due criteri di giudizio, figli di un preciso sistema normativo-culturale all’interno del quale, rintracciate le coordinate di normalità, distinguiamo una serie di comportamenti normali, ritenuti giusti e quindi estesi, e una serie di devianze, ritenute sbagliate e quindi considerate non come espressioni di una norma diversa, ma, appunto, come devianze dalla nostra norma. Ciò vuol dire che in noi si compie un “riconoscimento” che possiede una fase induttiva – data dal nostro imbatterci nel comportamento estraneo e nel nostro mancato riconoscimento di questo all’interno della norma in cui operiamo – e una fase deduttiva – che ci fa stabilire aprioristicamente che tale comportamento rappresenta una devianza dalla nostra norma e non una norma parallela avente pari dignità di merito. Come vedete, il perno di tale processo resta la nostra presunzione di conoscenza, ovvero la centralità assoluta del nostro sistema rappresentativo e quindi la sua presunta RAGIONE valutativa. Per cui è l’altro comportamento ad essere diverso rispetto al nostro – e non ad esempio il nostro ad essere diverso dall’altro – ed è la sua devianza l’oggetto di discussione non la nostra norma. La nostra norma resta salda: il problema diventa allora l’ammettere o meno tale devianza all’interno della nostra norma, non il discutere circa l’ammissione della nostra devianza nella norma altrui. Valutiamo ora le conseguenze che questo principio ha nel nostro vivere quotidiano. Se ci imbattiamo in diversità estese al punto da essere assimilabili a norme parallele, ne nasce uno scontro di criteri di giudizio fra diversi gruppi sociali che si fronteggiano per imporre all’altro la supremazia del proprio sistema “normativo” e proporsi come detentori dell’unica norma possibile nella quale si può anche ammettere la devianza dell’altro. Se invece il comportamento diverso appartiene ad uno o a pochi, lo scontro non avviene perché si dà per scontato che sarà il minore ad entrare nel maggiore, e tale assunto sarà condiviso e sentito sia dalla maggioranza che dalla minoranza. La maggioranza avrà il disagio di dover trovare il modo di includere nel proprio sistema rappresentativo un comportamento inammissibile ma esistente, e la minoranza avrà il disagio di dover rinunciare al proprio sistema assoluto per diventare devianza di una norma altrui. Da qui gli scontri che riguardano le diverse società e le diverse forze operanti nella medesima società. Ma dove risiede il vizio? Io credo che il vizio stia proprio all’origine del discorso, ed è riassumibile nel principio che ho sottolineato in apertura. LA DIVERSITà è UN CONCETTO RELATIVO: UNA COSA, PER ESSERE DIVERSA, NECESSITA DI UN ALTRO TERMINE DI PARAGONE. Se ci soffermassimo un po’ di più su quest’ovvietà , se cominciassimo a guardare al diverso assegnando la prerogativa di diversi anche a noi stessi, se cominciassimo a mettere in discussione la norma e a viverla come un prodotto culturale, variabile, e non come un sistema ontologico di regole indiscutibili, forse potremmo riscrivere la storia. Non lo si può forse fare a livello macroscopico, ma possiamo farlo nel nostro quotidiano, interrogandoci, ogni volta che ci sorprendiamo ad emettere giudizi, su cosa si celi dietro quella valutazione, interrogandoci sulle conseguenze che avrebbe tale giudizio sulla validità assoluta della nostra norma, qualora a compierlo fosse l’altro su di noi. Ogni volta che ci imbattiamo in un comportamento che non riconosciamo come normale, perché non previsto dal nostro sistema di regole, dovremmo mettere in discussione la regola, non il comportamento “diverso”, poiché quel comportamento esiste di per sé, mentre la nostra regola è un’astrazione compiuta a posteriori ed esiste solo nel nostro sistema.

7 commenti:

Giuseppe ha detto...

Già, mettere in discussione il principio di non contraddizione.

Anonimo ha detto...

Postato il 27 aprile 2007 su http://nonnonino.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&_c=BlogPart&partqs=amonth%3d4%26ayear%3d2007
"In ogni tempo e in ogni paese ci sono persone che tentano di fermare la storia. E’ gente che teme il futuro, che non ha fiducia nel presente e che si rifà ad un passato sereno e tranquillo che in realtà non è mai esistito. . (R.F.Kennedy, 1964)"

Sembra che da qualche tempo siano aumentate le persone che hanno scelto forme di convivenza diverse dal matrimonio, aumentati gli omosessuali, i diversamente abili e i diversi in qualche altra forma di comportamento, diciamo semplicemente pare che siano aumentati i "DIVERSI". Non è vero! La questione è che la società della comunicazione ha consentito ad un maggior numero di persone di prendere atto che certi fenomeni esistono: tutto lì. Sono fenomeni "NORMALI"! Il punto che intendo sostenere è la normalità delle diverse normalità di noi tutti: sociali, psichiche, sessuali, comportamentali.Siamo tutti diversamente abili (normali) psicofisicamente. E' stato sempre così! Il bello (o il brutto) è che ciclicamente nella Storia si ripropone la xenofobia (la paura del diverso): una volta la condizione familiare, un' altra il colore della pelle, un'altra la religione, un' altra ancora la lingua e così via. Quella xenofobia diventa la religione imposta dal Potere: è dalla parte giusta chi ha contratto matrimonio (nei Paesi cattolici, religioso), chi è di un certo colore, chi professa quella certa religione, chi parla quella lingua; gli altri sono diversi, inferiori,anormali, infrequentabili. Ma grazie al Cielo molte cose sono cambiate nel nostro quotidiano. Adesso c'è da sperare che le varie Chiese cambino rapidamente. Purtroppo, però, ci vorrà un certo tempo perchè trattasi di una questione generazionale: nei Paesi del Primo Mondo il 50% della popolazione ha circa 40 anni (in Italia 41) ed ha un livello di istruzione molto basso: ad esempio, nel 2001, fra gli italiani di età superiore ai 6 anni, c'erano 36 milioni di semianalfabeti e solo meno di 4 milioni di laureati,. E non è che la situazione globale sia migliore...... In Paesi di vecchi e ignoranti è molto faticoso fare accettare verità diverse da quelle apprese in una vita passata davanti al televisore, nei discorsi dell' osteria del quartiere e nelle prediche del parroco della sperduta parrocchia di montagna. Comunque è solo questione di tempo: non siamo eterni e anche se l' attesa di vita va aumentando, un giorno la campana suonerà anche per i vecchi, istruiti o meno. E la qualità della vita cambierà in meglio, anche dal punto di vista dell' accettazione delle diverse normalità. Speriamolo almeno. Anche perchè è successo sempre.

Room NO Leonardo ha detto...

D'accordo, a mio avviso l'idea di normalità diventa, nella cultura, un'idea "forte" nel senso che dà forza ai "più", cioè dà ad essi il diritto (divino) di essere come sono, creando nello stesso tempo un'immagine speculare (al limite, il demonio)
... se mi si piazza davanti un profanatore di cadaveri di bambini, però, l'idea di "anormalità" mi è abbastanza utile...
Il rischio sta nel fare della "normalità" un uso moralistico. Se serve a problematizzare, dunque a comprendere, ben venga. E' anche vero che, nell'ottica della comprensione (come ad esempio in psicologia), niente è "normale", ovverosia niente è esimibile dalla problematizzazione...

stifler84 ha detto...

siamo tutti diversamente normali.. "Ciascuno" è diverso "a suo modo" direbbe qualcuno vissuto tempo fa. Anche i pazzi se ci pensiamo nella loro follia che vivono quotidianamente vivono la loro normalità. E guardando noi stessi con gli occhi di quel pazzo ci vedremmo sicuramente diversi.. Perche siamo tutti uguali e tutti dversi, noi stessi siamo per noi normali e per altri diversi.. Questo post mi piace tanto tanto tanto.. veramente.. quanto è vero.. solo che delle volte è difficile accettare la diversità. Sono stato in egitto a marzo e sai siamo arrivati proprio a questa conclusione. Pensvanmo che fosse ingiustro vedere donne con il burqa, donne in gruppi di due al massimo, donne rinchiuse in casa. Com'è ingiusto pensavamo... Ma poi un atttmo dopo, credavamo che in realtà quel nostro vedere l'ingiustizia fosse soltanto il riflesso della nostra società normale, ed a suo modo diversa.. Chi siamo noi con la nostra diversità da paese industrializzato, civilizzato figlio della rivoluzione francese andar li a giudicare lo loro diversa normalità frutto di un evoluzione storica diversa eppur normale? Gia.. Chi siamo noi per far questo..(comprendo e sposo il tuo pensiero eppure, quanto mi ci arrabbio delle volte)..

un saluto

Pollon326 ha detto...

La diversità è un valore aggiunto, la normalità, l'omologazione mi spaventano invece molto.
Chi è dotato di testa pensante si interroga innanzitutto su di sè, chiedendosi se il prporio io forse sia differente per difetto.
Ahimè il mondo spara sentenze senza cercare di capire l'altro.... e più si va avanti più si peggiora...

Anonimo ha detto...

Chi pensa al diverso, è figlio della società in cui è nato..., non vedere negli altri il diverso, vuol dire essere figli delle proprie idee dopo il risveglio dalla società attuale. Non esiste il diverso, è solo il negativo di non-normale detto con un termine..., diverso (ma in questo caso la parola diverso è il sinonimo di non-normale).

Anonimo ha detto...

Ciao Patty!é un pò che non ci si sente...i miei impegni universitari e la mia estate un pò movimentata mi hanno spesso tenuta lontana dal pc.Mi rivolgo a te e anche a tutti i lettori del tuo ben fatto blog per fare una denuncia che sono sicura coglierai e farai girare..trattasi di truffa Mondolibri-Euroclub nella quale io stessa(ahymè) mi sono imbattuta.Solo adesso ho visto come il web sia pieno zeppo di reclami a tal proposito per cui te la faccio breve.Sabato mattina mi trovavo in una delle vie principali della mia città (Via Roma a Palermo) e in compagnia di Giulia stavamo andando in profumeria.Nel bel mezzo della strada vengo fermata da 2 ragazze che mi fanno qualche domanda sulle mie letture e poco dopo mi ritrovo nella libreria Mondolibri in Corso Vittorio Emanuele in Palermo. Dopo qualche occhiata mi propongono una tessera vantaggiosissima ricca di sconti ino al 70% su libri,cd, dvd e altro..firmo e acquisto il primo libro(P.Odifreddi "Il Vangelo secondo la Scienza" unica nota positiva del raggiro)pago e vado via.Tornata a casa rifletto sul dove sta la fregatura..e mi rendo conto da una prima sbriciata in rete di essere incappata in una colossale truffa!Sono costretta ad effettuare un acquisto(almeno) per ogni rivista che mi inviano (5 in 1 anno), e che il contratto mi vincola per 2 anni!se non effettuo l'acquisto mi spediranno 2 libri a scelta loro che sarò costretta a pagare!!!!!ASSURDO! Per fortuna non sono neppure passati 10 gg (ho fatto la cazzata sabato appunto) e domani mttina rimedierò con il diritto di recesso mediante raccomandata a/r, e ho già spedito anche una mail..ma dico...porca vacca! tutte a me? spero che i tuoi lettori prendano in esame la questione e che stiano attenti perchè la Mondolibri che a quanto ho appreso è affiliato Mondadori è in tutta Italia e nelle maggiori città.Potresti darmi una mano a fare girare la cosa? é ignobile che si raggiri con i libri...pentole e pelletterie va bene,ma i libri no!!!!!
ti ringrazio PAt e spero di sntirti presto..
bacini Lau

LO SBATTEZZO

Strumento necessario per il rispetto che i non cattolici devono a loro stessi, lo sbattezzo è tecnicamente definito come "Defectio ab ecclesia catholica" e rappresenta la separazione definitiva dalla stessa da parte del richiedente. Tale divorzio viene effettuato mediante l'apposizione del timbro nei registri parrocchiali.

Sbattezzarsi è semplice.
Vi basta compilare il modulo che troverete più in basso cliccando sul link e spedirlo al parroco della parrocchia in cui siete stati battezzati. Niente di più semplice!
MODULO PER SBATTEZZARSI.
AFFRANCATEVI DAL DOGMA E AIUTATE LA SOCIETà A NON DIPENDERE DA UN'ISTITUZIONE CORROTTA E MAFIOSA!
I non-cattolici, e in Italia sono tanti, potrebbero determinare la riduzione delle ricchezze ecclesiastiche e la conseguente contrazione del potere vaticano.
Lo sbattezzo ha implicazioni esclusivamente economico-sociali.
Esso implica da un lato la scissione definitiva di chi non è cattolico dalla chiesa e dall'altro la cancellazione dai registri contenenti gli "iscritti" alla chiesa cattolica. Recati sul sito www.uaar.it e leggi tutte le informazioni che ti vengono fornite. Documentarti non è solo un dovere, ma un diritto che DEVI rivendicare a te stesso.