Il verso è estratto dal Giuseppe Riconosciuto di Metastasio. Ne riporto di seguito il continuo per farvi notare la bellezza di questo piccolo ritaglio di magia.

si leggesse in fronte scritto,
quanti mai, che invidia fanno,
ci farebbero pietà!
Si vedrìa che i lor nemici
hanno in seno; e si riduce
nel parere a noi felici
ogni lor felicità.
Il Giuseppe Riconosciuto è una delle opere d'oggetto sacro di Metastasio. Fu messa in musica per la prima volta nel 1733 da G. Porsile, napoletano e maestro di cappella nella Vienna dell'imperatore Carlo VI. Tuttavia l'opera è stata portata all'apice del suo splendore da Egidio Romualdo Duni, il quale, già cimentatosi nella trasposizione musicale del sacro metastasiano, concluse la carriera italiana nel 1759 col Giuseppe Riconosciuto (che forse non arrivò a vedere) e si trasferì in Francia.
Vi chiederete voi a questo punto: da cosa discende, dunque, questa fissazione odierna? Non lo so, ma, scavando nella mia mente, ricordo che mia nonna spesso si soffermava a recitare a memoria opere d'ogni levatura, dalla Commedia dantesca alla Semiramide metastasiana. Di quest'ultima ricordo un piccolo "stornello" che mi canticchiava allegramente:
Vorrei spiegar l'affanno,
Nasconderlo vorrei;
E mentre i dubbi miei
Così crescendo vanno,
Tutto spiegar non oso,
Tutto non so tacer.
Sollecito, dubbioso
Penso, rammento e vedo;
E agli occhi miei non credo,
Non credo al mio pensier.
Sono versi pronunciati nella IV scena del dramma da Scitalce, un giovane principe indiano di cui Semiramide doveva invaghirsi. Al di là del contesto che li ospita, io credo che siano di un'arguzia disarmante, poiché descrivono con estrema semplicità il tormento del dubbio in chi non crede, in chi non riesce a porre fiducia neanche nel proprio pensiero. Per ironia della sorte, un versetto sull'affanno interno, di cui ognuno di noi porta il peso, mi ha consegnata ad un ricordo più problematico, in cui lo stesso affanno si fa più grande, più complesso, più impietoso. Da un affanno invisibile e quotidiano, invisibile perché celato dal nostro vivere sociale, ad un affanno visibile, tangibile, concreto. Come si nasconde l'affanno del dubbioso? Come si cancella, dal proprio muoversi nel mondo, l'infedeltà a sé stessi, la propria incapacità a prestarsi fede?











2 commenti:
Ciao gioia, ho passato il mio contenuto di Splinder su Blogspot, mi piaceva di più la grafica e il fatto che i non iscritti potessero comunque commentare.
Certo è che ci capisco per ora poco nulla...ihihihih!!!!
Bacioni
ciaoooooooooo, si questo account è più funzionale di msn..
Ti leggerò con piacere... ciao cucciola..
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